Tutto ciò che accade a Pavia
21 Nov
Per far legna nei boschi è sempre bastata una richiesta di permesso in forma di lettera indirizzata alla Comunità montana, con cui si comunicavano le particelle catastali e il nominativo dei proprietari: semplice e sbrigativo. Ma da quest’anno si complica tutto e ad aver la peggio è sempre il cittadino.
Siccome “l’ufficio complicazione affari semplici” è sempre all’erta, eccoti la normativa regionale art. 11 L.R. 27/2004. Anzitutto occorre inoltrare la richiesta esclusivamente per via informatica, e giova poco avanzare l’obiezione che i boscaioli e i contadini, di solito, sono poco portati all’uso del P C . Seguono pagine fitte di domande degne della settimana enigmistica, tipo la superficie del bosco, la massa del legname, il rapporto massa/ superficie, l’età delle piante, il tipo forestale, il sistema selvicolturale, la provvigione di ceduo e di alto fusto, il metodo di esbosco. Subito dopo è richiesto di indicare le essenze prevalenti, distinte a seconda della circonferenza del tronco, del nome volgare e corrispondente nome scientifico. Immaginiamo il nostro agricoltore intento a sfogliare il vocabolario di latino per decodificare la “quercus petraea”, oppure seduto sotto un pioppo, angosciato dal dubbio amletico: -Sarà populus nigra, o populus alba, o populus tremulus?-
Non tutto, però, è così brutto. Solleva il morale l’obbligo di “rilasciare 50 matricine ad ettaro di polloni ben conformati o portanti cancri ipovirulenti negli alneti di ontano bianco e nero e negli orno- istrieti; tutto ciò nel rispetto della flora nemorale protetta e della formica rufa”.
Se l’agricoltore di prima non è nemmeno preparato in algebra, geometria e botanica, gli rimangono due strade: o impiccarsi al pioppo, o rivolgersi ad un esperto del settore. Il quale, com’è giusto, si fa pagare. Ecco la genesi di una tassa occulta.
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